‘Peggio che diventare famoso’ di Filippo Timi

31EuhtPWG3L._BO1,204,203,200_“Speriamo solo che quello che dovrà succedere mi porti la felicità.
Ma non una felicità che bisogna imparare a cogliere, in cui ci si deve aggiustare, ma una di quelle che accadono improvvise e sciolgono i pensieri, e ti rendono libero di sorridere senza vergogna, senza provocare l’invidia né il risentimento di nessuno.”

Il libro di oggi è stato scelto da un membro del bookclub che frequento a Londra, quindi il mio approccio è stato del tutto incondizionato da un gusto personale. L’autore è un personaggio noto forse più per la sua carriera di attore che di scrittore, ma è anche uno sceneggiatore, un regista e un musicista. Sto parlando di Filippo Timi e del suo romanzo autobiografico “Peggio che diventare famoso”, edito da Garzanti.
Non esiste una trama vera e propria in quanto Timi ci rende partecipi di due parti della sua vita. La prima, e la più breve, è inerente alla sua infanzia, durante le riprese di un ‘film’ come progetto scolastico, a quel periodo in cui Timi ha capito la vera natura della sua vocazione, ovvero fare l’attore. Nella seconda parte troviamo un uomo adulto, che ha proseguito per la sua strada e continua a impegnarsi per andare sempre più in alto, dal teatro al cinema per diventare l’attore principale di “Come Dio comanda”. Il tutto intervallato da aneddoti (non sempre necessari) che hanno come protagonisti ora la famiglia Timi, ora gli amici o i colleghi di Filippo.
Superata la mancanza di punteggiatura per distinguere i dialoghi dalla narrazione, e finiti i lunghi dialoghi in dialetto perugino (credo), la scrittura è semplice e spontanea, e tuttavia raggiunge picchi di poesia e forte carica erotica, allegria e paura, puerilità e sensibilità adulta, fiducia nei propri sogni e rammarico nei confronti della realtà.
Un romanzo autobiografico che ci mostra cosa vuol dire essere un attore, almeno secondo Timi. Dalle pagine emerge una personalità che vive più vite, tante quante sono quelle dei personaggi da interpretare, passando dall’una all’altra con una rapidità in grado, a volte, di confondere lo stesso autore. Non solo. Timi non si limita nel mettersi a nudo e si mostra in tutte le sue sfaccettature, facendone emergere un essere umano comune a tutti noi, o quasi.
“Peggio che diventare famoso” offre alcuni interessanti spunti di riflessione, ma preferisco vedere Timi sul grande schermo che leggerlo.

Parole di Alessandro Dainotti.

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