‘Il tuo gioco’ di Marina A. Zimmermann

51DCQM-0pZL._SY346_Dopo ‘Il torto dalla torta’ di Andrea Venturi, oggi vi parlo de ‘Il tuo gioco’, di Marina A. Zimmermann.
I protagonisti principali sono tre: Miriam, Ben e il gioco. Sì, perché il gioco, nelle sue diverse sfaccettature, predomina la scena di tutto il romanzo. Andiamo con ordine.
Miriam è una donna single, di bell’aspetto, ricca e amante del gioco d’azzardo. Ben è un uomo single, di bell’aspetto, ricco e amante del gioco d’azzardo. E infatti Miriam e Ben si incontrano in un casinò, al tavolo da gioco della roulette. Tra i due scattano subito la passione e un corteggiamento fatto di pochi incontri, ma bramati e intensi. Interrompo un attimo il discorso per dire che questa parte del romanzo è stata la mia preferita. Le descrizioni degli ambienti, i giochi di sguardi, i movimenti del corpo e i particolari su cui l’autrice si concentra rendono la scena davvero bene.

«La notte si è sottomessa al giorno. Noi due siamo ancora seduti qui. Mangiamo, beviamo, parliamo. Abbiamo fatto saltare il ritmo del tempo. Non esiste più. Non mi viene nessun argomento convincente per il quale dovrei dare uno sguardo all’orologio.»

Continuiamo. Dopo alcuni tentativi di resistere al loro desiderio, i due decidono di farsi trasportare dall’amore e dalla passione, tanto che vanno subito a convivere. Sì, perché in realtà sono vicini di casa, ma loro non se n’erano mai accorti. Gli anni passano, e Miriam e Ben sono innamoratissimi l’una dell’altro. Ma si sa, chi troppo vuole nulla stringe. Nel gioco dell’amore Ben decide di cambiarne le regole, arrivando a giocare delle carte fin troppo sleali, che cambieranno il destino della coppia. Se vi state chiedendo: “Ben ha tradito Miriam?”, la risposta è no. In questo, il romanzo non è scontato, anzi.

“Miriam sedette diritta come un fuso nel suo letto, in un bagno di sudore. Questo è stato un incubo! L’orologio in- dicò le 02:28. Andò sotto la doccia. Senza esitazione indossò un vestito elegante e applicò un trucco veloce. Non voleva farsi perseguitare dagli spettri.”

Tre protagonisti principali, dicevo, ma è solo su Miriam che voglio concentrare la mia attenzione. Non me ne voglia Ben, solo che il suo modo di agire alla fine del romanzo è inspiegato, e supera ogni umana comprensione. E il gioco, beh, l’autrice ne ripete la parola così tante volte che ti sembra di conoscerlo come uno di famiglia.

«Giochiamo entrambi lo stesso gioco.» Lo sconosciuto non si fece confondere: «Cambiano soltanto le regole. Secondo l’occasione, ci facciamo influenza- re dall’umore di quel momento.»
«Parliamo dello stesso gioco?» A Miriam piacque questa situazione insolita.
«Un gioco senza stile ha poco senso.» «Giocare senza vittoria non ha senso.» Lo sconosciuto trovò subito un certo piacere per questi giochi di parole.

Mi piace leggere di donne forti e indipendenti, e Miriam lo è per quasi tutto il romanzo. Ha un suo carattere e una sua identità, che l’autrice sviluppa bene con descrizioni esteriori e interiori. Miriam è una esteta. Le piacciono la pittura, la musica e la letteratura, si circonda solo di cose belle. E’ una donna che sa ciò che vuole e vive la sua vita seguendo le sue regole. Solo l’amore riesce a farla entrare in confusione, a cambiarla, a farle conoscere una nuova parte di se, senza mai tradire se stessa. Per Ben è disposta a fare tutto, o quasi. Infatti la sua integrità è rischio nel momento in cui lui decide di giocare un gioco diverso.

“Lei seguiva le sue regole e aveva un impressionante autocontrollo. Quando la pallina si posava su uno dei suoi numeri, la sua bocca permetteva alle labbra, corpose e ben disegnate, l’accenno di un morbido sorriso.”

Miriam si trova, allora, in una situazione che metterebbe a dura prova chiunque, e sembra quasi che ceda alle scelte più scontate e banali, eppure non è così. Prende la sua decisione, diventa fautrice del suo destino e cambia in modo inaspettato. Pur essendo stata ferita dall’uomo che amava, non perde la fiducia nell’amore, ma lo riscopre in una forma nuova, diversa e imprevedibile, e questo la rende una vincitrice.

“Alla fine pure i giocatori più accaniti devono terminare il loro gioco.”

Parole di Alessandro Dainotti per ‘Sole e Luna’ blog

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