‘Olive Kitteridge’ di Elizabeth Strout

olivekitteridge-libro«Si erano resi conto della gioia tranquilla di quei momenti? Molto probabilmente no. La maggior parte delle gente non era abbastanza consapevole della propria vita mentre la viveva.»

Titolo: Olive Kitteridge
Autore: Elizabeth Strout
Fazi – pp.gg. 384 – € 18.50 – 2009

Nella piccola cittadina di Crosby, nell’est America, si snodano e si intrecciano le vite dei suoi abitanti, ognuno dei quali con le proprie storie e i propri drammi personali. I racconti che compongono il romanzo narrano piccoli frammenti esistenziali in cui il dolore e la solitudine dei personaggi sembrano acquisire, ciascuno a modo proprio, una dimensione quasi patologica, al pari di un gene destinato ad essere tramandato da madre in figlio senza soluzione di continuità. A fare da filo conduttore per tutto il testo è la vita di Olive Kitteridge. Moglie e madre, insegnante di matematica e casalinga in pensione, donna tradita e donna infedele; Olive Kitteridge è tutto questo.
Nell’America degli anni sessanta e del post 11 settembre Elizabeth Strout ambienta il suo terzo romanzo, vincitore del premio Pulitzer 2009, che si sviluppa in un arco di tempo che abbraccia più di cinquant’anni; l’intervallo necessario per descrivere i cambiamenti di una vita, con le sue speranze e le sue disillusioni, con le sue certezze che impiegano pochi attimi a svanire lasciando una debole traccia solo nei ricordi, e quando ti accorgi di ciò sei già arrivato alla fine del cammino. Le minuziose descrizioni dei paesaggi fanno da sfondo agli stati d’animo dei protagonisti ora assecondandoli ora prendendosi quasi gioco di loro. I dialoghi sono brevi ma ben impostati; grazie all’uso di una scrittura semplice ma dalla forte impronta realista il lettore riesce ad esplorare magnificamente la profondità e le debolezze dell’animo umano. Superato l’impatto iniziale con il romanzo, in cui la storia sembra subito assumere un tratto di banalità e prevedibilità, il testo diventa appassionante e coinvolgente. Le pagine scorrono una dopo l’altra e alla fine si ha la sensazione di aver condiviso con ognuno dei personaggi dei pezzi di vita, tanto diversi tra loro quanto simili e prossimi a noi.
È un premio Pulitzer… che dire di più?

Parole di Alessandro Dainotti per Gufetto Magazine

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